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26 giugno 2017

MINORI NEGLI ORFANOTROFI UN “MARE MAGNUM” DIFFICILE DA CAPIRE

24 gennaio 2016

Di Mia Avieno  – Sono gli ospiti delle comunità di accoglienza, sono minorenni e dai dati raccolti nelle diverse procure dal Garante dell’Infanzia, al 31 dicembre 2014 erano in totale 21.317 di questi il 43% di origine straniera collocati in poco più di 3mila strutture con una media di 6,7 minorenni in ciascuna.

Dati che se posti a confronto con dati Istat 2014 in cui il totale assoluto dei minorenni presenti in Italia, era di poco più di 10 milioni (di cui il 63,8% residente nelle regioni del Centro-Nord e il 36,2% nel Sud e nelle Isole) se ne deduce che i bambini e gli adolescenti collocati in comunità rappresentano lo 0,2% dell’intera popolazione infra diciottenne presente in Italia. Inoltre, aggregando i dati per macro aree geografiche, risulta che il 59% dei minorenni inseriti in comunità sono nel Centro-Nord e il 41% nel Sud e nelle Isole.

La fascia d’età più numerosa, quella tra i 14 e i 17 anni, rappresenta il 57,2% del totale:

quella degli adolescenti è la parte più cospicua perché, da una parte, è difficile trovare famiglie disposte ad accoglierli in affidamento o ad adottarli e, dall’altra, è l’età della maggior parte dei minorenni stranieri non accompagnati che arrivano in Italia.

Tra i minorenni collocati in comunità al momento della raccolta dei dati il 26,5% vi si trova da più di 24 mesi (massimo previsto, comunque eccezionalmente prorogabile, dalla legge 149/2001), mentre per il 73,5% risulta un tempo di permanenza inferiore. Il Garante sottolinea che in alcune realtà della penisola e in alcuni distretti giudiziari la quota di coloro che permangono in comunità oltre i 24 mesi risulta anche largamente superiore alla metà dei presenti.

Ogni ospite che risiede in una casa-famiglia costa dai 70 ai 120 euro al giorno, ma non esiste un tariffario di riferimento, tanto che in alcuni casi si arriva a 150mila euro a bambino alloggiato. La retta agli istituti viene pagata dai Comuni e l’erogazione permane sino a che il minore resta “in casa”. Indicativamente si parla di un costo annuo di circa  1/1,5 miliardo di euro l’anno, ripartito su circa 1800 case famiglia.

L’apertura e la gestione economica delle case famiglia avviene attraverso autorizzazioni comunali e regionali, solo sulla base di autocertificazioni fornite dalle strutture stesse che definiscono anche i costi e le rette da ricevere  in funzioni degli affitti e al numero di educatori assunti.

Gli accreditamenti ufficiali regionali, di solito vengono rilasciati solo in un secondo momento, quando la struttura è già aperta ed operativa.

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