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21 dicembre 2014

MOLESTIE SESSUALI, L’AMERICA SI INTERROGA SULLE LINEE GUIDA DI OBAMA PER I COLLEGE

11 luglio 2013

Di Giorgio De Neri – “Sexual harassment” o “free of speech”? Dopo gli scandali a sfondo sessuale che periodicamente travolgono i college americani, luoghi dove notoriamente si riproducono le stesse dinamiche giovaniliste delle metropoli americane, i cittadini degli Stati Uniti si interrogano sulle linee guida fin troppo severe che l’amministrazione di Barack Obama ha riservato a chiunque, prof o studente, lavori o viva nei famosi campus americani.

E qualunque avance, se sgradita, può trasformarsi automaticamente in molestia, o “sexual harassment”, magari su denuncia di chi l’ha subita. Già, sono insorti i difensori della libertà di espressione, “free of speech”: ma come è pensabile reprimere ragazzi sotto i venti anni, o anche poco sopra, con gli ormoni a mille tipici di quell’età e pretendere di ingabbiarli nel politically correct? Per non parlare del fatto che gli studenti dell’ultimo anno che si innamorano di un prof giovane sono dei logotipi che si trovano in quasi tutti i film americani dal dopoguerra a oggi. Insomma, fatta la tara alle molestie vere e proprie, non sarà che così e’ il corteggiamento a venire criminalizzato? Per non parlare del pericolo di creare shock e traumi per ripicche motivate da una love story finita male, tra studenti o tra prof e studenti.

Sembrerà magari strano, con i problemi economici che stanno affliggendo il mondo e l’America negli ultimi anni, ma oramai nei Campus yankee non si parla d’altro che di queste troppo severe linee guida volute da Obama. Tanto che il magazine “Commentary”, uno dei più prestigiosi mensili di analisi della vita americana, nell’ultimo numero in edicola dedica a ciò un lungo articolo dal titolo beffardo: “Sentence first, verdict afterward”. Che più o meno in italiano suona come “la sentenza subito il verdetto in un secondo momento”. L’autore Walter Olson, fa capire di militare nel partito della tolleranza verso i giovani.

Viene soprattutto criticato l’Office for civil rights e viene citato qualcuno tra i genitori degli studenti che insiste che la disciplina di Obama mette in discussione la libertà di esprimersi dei giovani. Infatti le linee guida in questione prevedono che nei casi sospetti, ma chi li decide?, le autorità del college devono provvedere a sospendere e mettere sotto indagine chi potrebbe avere tenuto una condotta non consona, fino ad espellerlo dall’università, e questo a prescindere se scatti o meno una vera e propria “inquiry” penale. Insomma roba da fare invidia a Marco Travaglio e Antonio Ingroia.

Il colmo, racconta l’articolista, è quanto successo nella Yale university dove un docente è stato messo sotto osservazione per mesi dopo un reclamo di uno studente senza però che all’interessato venisse mai notificato niente. Insomma si può stare sotto indagine delle autorità dei campus magari per un anno, con tutti gli studenti che iniziano ad evitarti perché la notizia prima o poi filtra, ma l’accusato è l’ultimo a saperlo.

Notoriamente “Commentary” è una rivista very conservative e quindi non c’è a stupirsi se tutta questa diatriba nell’articolo sia attribuita all’aggressività del femminismo sessantottino americano. Secondo cui in una società maschilista anche un complimento sessuale o un tentativo di corteggiamento a una donna diventa immediatamente e automaticamente una molestia, senza che si tenga conto di circostanze e contesto. Tuttavia, dice Olson, queste linee guida di Obama per i college rischiano di essere il classico rimedio che è peggiore del male.

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