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25 giugno 2017

OGGI È IL COMPLEANNO DI BORSELLINO, ESEMPIO DI INTEGRITA’ MORALE

19 gennaio 2016

Di Maria Paola de Stefano  – “Chi ha paura ed abbassa la testa muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Se non avesse fatto del coraggio e del senso del dovere le linee guida della sua esistenza, probabilmente oggi Paolo Borsellino avrebbe festeggiato i suoi 76 anni.

“La paura è normale che ci sia, ma deve sempre essere accompagnata dal coraggio” era solito ripetere. Poi quel maledetto 19 luglio del 1992 un boato, le colonne di fumo, l’odore acre di bruciato, una ferita nel cuore dell’Italia, di tutti gli Italiani. La rabbia, l’impotenza, il dolore.

Il giudice Borsellino aveva previsto tutto: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte, saranno altri”.

Sapeva di essere stato lasciato solo nella lotta alla criminalità organizzata, sapeva di essere andato oltre, di essere diventato scomodo cercando di far emergere gli intrecci fra mafia e politica.

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”, aveva già detto Borsellino scoperto accordi insospettabili.
Scoperte che gli costarono la vita.

A tutti noi resta l’esempio di un vero uomo delle istituzioni che si comportó sempre da umile servitore dello Stato, senza mai abusare delle sue funzioni.

Non volle mai ergersi a paladino della giustizia. Diceva: “Faccio semplicemente il mio dovere. A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”.
Descriveva, così, la sua straordinaria opera di contrasto alla mafia: un dovere di fonte al quale era per lui impossibile arretrare.

Certa antimafia di facciata dei nostri giorni dovrebbe arrossire di vergogna rileggendo queste parole.

Quella stessa antimafia che si fa partito politico, che ama i riflettori ed i gesti eclatanti ma anche troppo spesso dimentica chi nel quotidiano combatte la sua battaglia, piccola o grande che sia, contro la criminalità.

Per fortuna ci sono quei giovani nei quali Borsellino credeva tanto. “Se la gioventù negherà il consenso – diceva – anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

Il giudice Borsellino sapeva che, in un Paese dove talvolta la magia riesce ad apparire più efficiente dello Stato, era nelle scuole che bisogna iniziare per dare l’esempio, diffondendo l’importanza del rispetto per le Istituzioni”.

“Diventerà bellissima”, diceva della sua Sicilia.
E noi abbiamo il dovere morale di continuare a crederci, senza mai rinunciare alla nostra libertà e all’esercizio della democrazia”.

La rivoluzione si fa nelle piazze, con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara, più affilata di un coltello. La scelta spetta sempre al cittadino.

Siamo responsabili delle scelte che prendiamo e che compiamo.
Complici, in qualche modo, di quello che altri faranno anche in nostro nome.

Non serve scandalizzarsi di fronte agli intrecci politico-mafiosi, solo quando questi vengono alla ribalta delle cronache giudiziarie.

Occorre reagire con fermezza praticando onestà ed integrità morale.
Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro Paese, ad uomini come Paolo Borsellino.

La mafia ha potuto liberarsi di lui, ma non certo del suo straordinario esempio.

L’esempio, si sa, è un seme che genera frutti. “Gli uomini passano, ma le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”, buon compleanno Paolo Borsellino!

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