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26 giugno 2017

PAPA FRANCESCO IN SINAGOGA: “VOI EBREI SIETE I NOSTRI FRATELLI MAGGIORI”

18 gennaio 2016

Di Sofia Peppi –  “Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori”. Esordisce così Papa Francesco, facendo sua  la celebre espressione di Karol Wojtyla nella sua storica prima visita alla Sinagoga di Roma avvenuta il 13 aprile del 1986, a cui il 17 gennaio del 2010 è seguita quella di Papa Benedetto XVI.  Con la visita di oggi di Papa Bergoglio  ha scritto una pagina importantissima nella storia dei rapporti tra il Vaticano e la Sinagoga di Roma.

Il Pontefice è stato accolto dal calorosi applausi e in un clima molto amichevole dal presidente della Comunità ebraica romana, Ruth Dureghello, dal presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna, e dal presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia.

“Come vescovo di Roma – ha subito affermato Bergoglio – desidero esprimere a voi, estendendolo a tutte le comunità ebraiche, il saluto fraterno di pace di questa Chiesa e dell’intera Chiesa cattolica”, ribadendo anche un fermo “no a ogni forma di antisemitismo, condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”.

“Tutti quanti – ha aggiunto Papa Francesco – apparteniamo ad un’unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo”. “Conflitti, guerre, violenze ed ingiustizie aprono ferite profonde nell’umanità e ci chiamano a rafforzare l’impegno per la pace e la giustizia.

La violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche”, ha sottolineato Francesco tra gli applausi. Il Papa che è anche vescovo di Roma ha affermato: “Insieme, come ebrei e come cattolici, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità per questa città, apportando il nostro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali”.

“Né la violenza né la morte  – ha concluso Bergoglio – avranno mai l’ultima parola davanti a Dio, che è il Dio dell’amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinché ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita”.

Prima di entrare in Sinagoga il pontefice ha deposto fiori sulla lapide che ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943 e ha percorso  e quella  in ricordo di Stefano Gai Taché, il bambino ucciso nell’attentato terroristico del 1982. Nel corso del suo discorso Papa Francesco ha rivolto  un pensiero alle vittime della Shoah: “Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli col cuore, in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate. E il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro”.

Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, commentando la visita del Papa in Sinagoga, ha affermato: “Il panorama dei rapporti tra cattolici ed ebrei, innegabilmente positivo, non deve indurre alcuno a interrompere il cammino intrapreso per raggiungere nuovi e ulteriori progressi. In particolare è necessario realizzare una strategia comune che consenta un’ampia diffusione della conoscenza del grande lavoro svolto e del consolidamento dei sentimenti di rispetto reciproco di amicizia e di fratellanza che fino ad oggi sono rimasti circoscritti ai vertici religiosi e culturali; ancora circolano con frequenza pregiudizi e discorsi improntati a un disprezzo che ci offende e ci ferisce”.

Mentre il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha aggiunto: “La visita del Papa in Sinagoga è un segnale molto forte che si oppone all’invasione e alla sopraffazione delle violenze religiose. Nella tradizione ebraica un gesto ripetuto tre volte diventa consuetudine: il dialogo avviato tra ebrei e cristiani e l’amicizia che oggi li lega sono il risultato della ‘svolta’ impressa dal Concilio Vaticano II”.

 

 

 

 

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