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25 giugno 2017

PASTICCIO ALL’ITALIANA

10 marzo 2015

Di Daniela Missaglia – E’ di oggi la notizia che il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Roma e da alcune coppie omosessuali contro l’annullamento, disposto dal Prefetto, della trascrizione del matrimonio contratto all’estero nel registro dello Stato Civile del Comune di Roma.

Il risultato è che i matrimoni tra omosessuali contratti all’estero, pur rimanendo per il momento trascritti, non potranno essere comunque ritenuti validi. Di fatto, il TAR ha riconosciuto semplicemente un difetto di competenza, attribuendo il potere di annullamento non ai Prefetti, ma al Tribunale Civile.
In altre parole, il vizio di forma in cui è incorso il provvedimento del Prefetto non inficia il dato sostanziale: ad oggi il matrimonio gay in Italia non è valido e non può essere trascritto.
La notizia dell’ultima ora deve dunque essere filtrata e valutata per quello che è: la legislazione italiana non consente matrimoni fra soggetti di pari sesso (o genere, termine ritenuto più corretto dal Presidente, rectius, dalla Presidentessa della Camera dei Deputati) e l’unico modo per ovviare a questo divieto è che si intervenga con una legge ad hoc.
Per questo motivo sembrerebbe adeguato rilevare che l’attuale impasse confusiva sulla validità o meno dei matrimoni gay si sarebbe potuta evitare se i Sindaci non avessero forzato il loro ruolo istituzionale per effettuare atti che violano norme di legge, a prescindere dagli impegni presi a livello politico dall’Italia nei confronti dell’ONU.
Se infatti, da un lato, l’Italia è impegnata a rispondere a molteplici raccomandazioni provenienti da Stati membri dell’ONU per combattere la discriminazione e la violenza basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, dall’altro deve essere chiaro che solo e soltanto il Parlamento è deputato ad emanare norme di legge che attuino i diritti fondamentali delle coppie gay e delle coppie di fatto riconoscendo la validità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e le civil partnership tra persone che non possono o non vogliono contrarre matrimonio.
Ma in attesa di sviluppi legislativi che consentano l’attuazione degli obiettivi e degli impegni presi dall’Italia, non resta che augurarsi che i rappresentanti locali svolgano le funzioni cui sono deputati senza avventurarsi in battaglie ideologiche il cui effetto è solo quello di generare confusione a tutti i livelli, politico, amministrativo, giurisdizionale, esecutivo, culturale persino, scatenando – come da ultimo – un balletto di competenze fra Tribunali Civili, TAR, Prefetto, Governo, Sindaci senza con ciò attribuire alcun effetto giuridico ad un istituto che, in Italia, è ammesso solo sul presupposto della diversità di genere.

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