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25 giugno 2017

PENSIERO DI INIZIO ANNO: DALLE BANCHE PASSANDO PER IL TERRITORIO DELLA CAMPANIA

05 gennaio 2016

Di Pasquale Russiello – Pensiero di inizio anno: Era già capitato anni fa con la Cirio prima e con la Parmalat, passato qualche anno, il tempo giusto affinché dalla memoria corta e disinteressata dei piccoli risparmiatori sparisse il ricordo ed è stata organizzata “La Stangata”. Il film del ’73 e quanto portato avanti dalle quattro banche, tutte radicate in Italia centrale, credo proprio si somigliano molto.

Per mettere a segno un colpo da 800 milioni è stato infatti necessario, come nel film, poter contare su un gruppo di lestofanti addestrati e motivati e mettere a punto una strategia accurata, sviluppata in quattro mosse: clienti, prodotto, prezzo, marchio. Clienti, piccoli risparmiatori, individui che non investono, spostano la liquidità dal conto in qualcosa di un po’ più redditizio.

Risparmiano per non spendere, per cui quella liquidità non gli serve di colpo, ma gli servirà poi, per altro. Per far studiare i figli, per ristrutturare casa, per trascorrere gli ultimi anni senza privazioni. Prodotto, l’obbligazione, è perfetta. Ha un nome rassicurante, sta li tranquilla, quando i figli diverranno maggiorenni, quando le esigenze si manifesteranno ridiventano liquidità maggiorata di quel giusto, ben più del tasso attivo sul conto corrente, ma molto meno dei titoli in odore di speculazione.

Prezzo, il 28 giugno del 2013 Banca Etruria emette obbligazioni subordinate per 60 milioni di euro (Lower Tier 2, non un titolo di Stato per intenderci), il rendimento, il prezzo che paga la banca è il 3,5%, un pelo in meno di un Btp di pari durata il cui rendimento era del 3,54%. La somiglianza del prezzo conduce istintivamente ad analogie sulla qualità. Marchio: Etruria, Chieti, Marche, Ferrara.

Nomi propri di luoghi familiari. Nomi di cui fidarsi così come ci si fida del commerciante sotto casa. I risparmiatori sono nati e cresciuti in quegli stessi luoghi richiamati dappertutto, nei “brand”, stampati in cima ai contratti firmati.
Alcune considerazioni sull’efficacia della strategia.

(1) Se sulle insegne poste su quelle filiali nelle quali i piccoli risparmiatori sono entrati sguarniti di ogni dubbio, di ogni ragionevole sospetto, ci fosse stato scritto HSBC (banca di Hong Kong e Shangai) o RBS (Banca di Scozia) quei “pacchi” non si sarebbero potuti vendere.

(2) Chi è chiamato a gestire questa imbarazzante situazione ha rassicurato “Se ci saranno i colpevoli, verranno perseguiti…”. E’ come se davanti ad un corpo crivellato di colpi si dicesse “…se qualcuno ha sparato”. Quanto è accaduto è ben chiaro è fuori dubbio che la stangata è stata organizzata in gruppo ed il gruppo, non i singoli, devono pagare. Spostare il focus su un cognome importante su un possibile conflitto d’interessi è il modo migliore per far si che il gruppo si sparpagli, gli asset da aggredire si dileguino. Com’è accaduto qualche decennio fa in Campania laddove sono stati commessi crimini inenarrabili contro l’ambiente, la salute l’economia tutta, e quando sono venuti fuori i nomi, non c’era ormai più nulla da recuperare.

(3) Lasciate stare i capri espiatori e badate alla sostanza del danno, recuperate massa attiva esterna alle banche prima che sia troppo tardi. In quanto agli arbitrati, fatela semplice. Tutti coloro i quali al momento dell’acquisto dei “pacchi” avevano una giacenza inferiore a 100 mila euro e pertanto sarebbero stati salvati dal bail in vanno risarciti subito. In quanto la decisione alla base di quegli acquisti è stata: privarsi di una tutela di legge per finanziare un’operazione di salvataggio che non sarebbe mai potuta riuscire. Non ci vuole molto per arrivare alla conclusione che è stata compiuta in una condizione di totale incoscienza.

Ma questa situazione porta anche a riflessioni anche di altro tipo.

Nella mia città, Napoli, in Campania, siamo abituati da sempre a convivere, discernere, guardarsi da truffe, più o meno gravi. Mi piace pensare che una stangata come quella che è stata compiuta in Italia centrale da gente del luogo a gente del luogo, sotto insegne che portavano il nome del proprio territorio, non sarebbe mai stata possibile. Prima di far firmare quegli acquisti, una vocina avrebbe solleticato l’udito dei cecchini e gli avrebbe sussurrato “No, noi queste cose non le facciamo, in questo modo non si fa…la nostra gente va lasciata in pace”. Dalle mie parti ci sono tanti guasti, ma gesti di tale viltà compiuti alle spalle di anziani, famiglie, giovani con progetti di vita familiare, non si sarebbero mai potuti consumare.

Ultima riflessione. A lungo la Campania, Napoli e Caserta in particolare, sono state al centro dell’attenzione mediatica grazie a quel problema con l’ambiente di cui sopra, divenuto un marchio portatore di una devastante campagna di demarketing.

Un marchio che, per quanto ho avuto modo di averci a che fare, non intendo citare. Imprese avviate, agricoltori onesti, l’intera filiera agroalimentare campana, posta sotto pressione da un patto criminale tra aziende del centro e nord d’Italia e d’Europa e spregiudicati partner locali. Quel marchio ha raggiunto un livello di diffusione senza precedenti, diventando una macchia per tutti noi, orgogliosi abitanti di una regione della quale siamo ed andremo sempre fieri.

Non è per il gusto di creare denigrazione di massa, ma solo per far comprendere che quando si maneggia il nome di un territorio, occorre essere consapevoli che quel territorio significa i propri abitanti, le aziende e tutto ciò in qualche modo è ad esso riconducibile.

Denigrare un luogo, per quanto compiuto da altri, è una delle forme più gravi di razzismo proprio perché fondato su fatti specifici compiuti da terzi che finiscono per danneggiare due volte chi da quei crimini è colpito ed in generale tutto ciò che quei luoghi li abita.‪#‎laterradeipacchi‬ non vuol’essere un brand vendicativo, ma un’occasione per far riflettere sul fatto che se in quella porzione del centro Italia, tra una buona vite e l’altra, si nascondeva un esercito di spietati cecchini capace di sterminare una popolazione di piccoli, innocenti, risparmiatori e mettere a segno un colpo da 800 milioni, e’ oltremodo ingiusto colpire indistintamente con un marchio ad hoc come #laterradeipacchi tutti coloro che in quei territori ci vivono e ci lavorano.

Marchio la cui persistenza e diffusione dipende solo da quanto i media (in buona o in cattiva fede) sarebbero interessati a cavalcare.

Buon anno a tutti.

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