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23 giugno 2017

PUBBLICITÀ SESSISTA: IL “CODICE” C’È DAL 2011

25 marzo 2015

Di Mara Carfagna – Nei giorni scorsi è tornato d’attualità il tema dell’utilizzo del corpo della donna nelle affissioni pubblicitarie, associandolo all’idea di oggetto o di commercio. Infatti, d’ora in poi sarà proibito farlo nel Comune di Roma con l’entrata in vigore della delibera in questione approvata in Campidoglio nel luglio 2014.

Peccato però che la Giunta Marino arriva a questo successo con ben tre anni e mezzo di ritardo.

E’ del gennaio 2011 infatti l’accordo del protocollo d’intesa che venne firmato tra me, allora Ministro delle Pari Opportunità e lo IAP (Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria). Un protocollo che rende più efficace la collaborazione nel controllo e nel ritiro di pubblicità offensive e volgari.

Con la sottoscrizione del Protocollo, le parti si impegnano a collaborare affinché gli operatori di pubblicità adottino modelli di comunicazione commerciale che non contengano immagini o rappresentazioni di violenza, tutelino la dignità delle persone, rispettino il principio di pari opportunità e di non discriminazione, siano attenti alla rappresentazione dei generi.

Questa “proibizione” se da un lato può riecheggiare una possibile censura, che è negata nella nostra Costituzione, risponde al tempo stesso all’esigenza di intervenire in maniera immediata ed efficace quando c’è un messaggio palesemente volgare che coinvolge la dignità e il corpo delle donne.

La pubblicità è ogni giorno di più uno strumento che ha un fulmineo impatto su tutta la società civile, sull’immaginario e sui criteri di riferimento, maschili e femminili. Bambini e bambine crescono bombardati dei messaggi pubblicitari. E’ dunque fondamentale, che una delle forme di comunicazione per eccellenza, faccia passare i messaggi “giusti”.

Allora siamo alle solite: se il Governo Renzi avesse interesse alle questioni che coinvolgono i diritti e la dignità delle donne, se avesse ascoltato la nostra ripetuta richiesta di avere un Ministro per le Pari Opportunità, forse non saremmo ancora una volta in così grave, colpevole ritardo.

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