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24 giugno 2017

QUATTRO NOBEL PER LA PACE SULLA BILANCIA DEI DISORDINI MONDIALI

09 ottobre 2015

Di Romina Rosolia – L’impegno civile a favore del dialogo viene premiato. Ad Oslo in Norvegia – là dove nel 1901 venne consegnata la prima onorificenza in base alle volontà di Alfred Nobel, chimico ed industriale svedese nonché inventore della dinamite – è stato consegnato il Premio Nobel per la Pace 2015 al “Quartetto nazionale per il dialogo” tunisino.

Le quattro personalità premiate provengono dal mondo dell’associazionismo, distintesi per il loro contributo decisivo nella costruzione di una democrazia pluralistica dopo la cosiddetta rivoluzione dei “gelsomini”.

Si tratta del segretario generale dei sindacati dei lavoratori, Houcine Abbassi, della Presidente dell’associazione degli imprenditori, Wided Bouchamaoui, del presidente della Lega per i diritti umani, Abdessattar Ben Moussa e del presidente dell’ordine degli avvocati Fadhel Mahfoudh.

In questo momento in Tunisia, la democrazia è stretta tra i dissidi interni – ovvero il partito al governo “Nidaa Tounes” del presidente Essebsi e Ennahda e  il partito islamico – e le vittime di stragi e attentati terroristici, come quello al Museo del Bardo nel marzo scorso a quello di giugno sulla spiaggia del resort a Sousse, nel golfo di Hammamet.

Quanto vale e quanto pesa, agli occhi del mondo, il loro lavoro e il loro riconoscimento rispetto alle battaglie quotidiane disseminate di sangue, agli scontri a fuoco, alle lotta al potere, al denaro, agli armamenti?

Rappresenta, forse, una speranza. Il riconoscimento pubblico è probabilmente ciò che è racchiuso nel cuore di molti altri uomini, che in tante altre parti del mondo combattono allo stesso modo, affrontano le loro piccole battaglie di vita quotidiana, con la speranza che il germe del buon senso e della pace possa continuare a crescere.

La mediazione, il dialogo, la diplomazia fanno di sicuro meno rumore delle armi. E anche quando sembra che nessuno creda più negli strumenti della parola, dell’intesa, degli accordi, ecco che il Nobel per la Pace ci ricorda il valore che, una parte dell’umanità, dà ancora a questi ultimi: attraverso l’uso di mani nude e intelligenza, pur consapevoli di ciò che c’è dall’altra parte della barricata, odio e lotte tra Stati.

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