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24 giugno 2017

RAPPORTO “AIVD”, SFATATO IL MITO DELLA VITA IDILLIACA DEL CALIFFATO IN OLANDA

17 gennaio 2016

Di Rossana Spartà – “Violenza onnipresente, regime totalitario …” questo è quanto i servizi segreti dei Paesi Bassi (AIVD) hanno denunciato in un rapporto volto a sfatare il “mito della vita idilliaca” promessa dal gruppo Stato Islamico che ha convinto duecento loro connazionali olandesi a partire per la Siria e l’Iraq.

La “vita idilliaca” del Califfato, promossa nella campagna propagandistica dall’ISIS, non corrisponde alla realtà” assicura l’AIVD in un comunicato:
“le ricerche mostrano chiaramente che le condizioni di vita sono veramente deplorevoli”.

“La vita in seno allo Stato Islamico: mettere il mito a nudo” è stato presentato martedì 12 gennaio dall’AIVD al fine di spiegare alle famiglie dei combattenti stranieri, nonché alla polizia e agli operatori umanitari i pericoli che attendono coloro che viaggiano verso Siria e Iraq. L’AIVD spera così di “dissuadere” coloro che stanno per unirsi a Daesh, anche se il timore che l’allarme cada nel nulla è molto forte, così ha dichiarato Inge Oevering, portavoce dell’AIVD.
Il rapporto, composto da sedici pagine, di cui non si è voluta rivelare la fonte, descrive una vita dove “la violenza è ovunque”, dove le nuove reclute vengono sottoposte ad estenuanti interrogatori che durano giorni al fine di escludere il rischio di infiltrazione da parte di spie.
Un posto dove i bambini devono continuamente assistere alle esecuzioni dei condannati a morte dal Tribunale che applica la sharia.

Negli ultimi due anni migliaia di “combattenti stranieri”, provenienti dall’Europa dell’ovest e dai Paesi del Golfo, si sono uniti a Daesh con lo scopo di combattere per realizzare il mito del grande Califfato Islamico.
Duecento sono Olandesi, tra questi cinquanta donne, stima l’AIVD.
Inoltre, un terzo dei settanta bambini olandesi che vivono in mezzo agli jihadisti sono nati in Iraq e in Siria mentre i rimanenti sono arrivati nei due territori con le loro famiglie.

Al loro arrivo uomini e donne vengono separati. Per Daesh il ruolo della donna, cui viene imposto il velo dal compimento del nono anno, è quello di dare alla luce il maggior numero di vite possibili. Le donne nubili vengono tenute chiuse in casa ed è permesso loro di uscire una sola volta alla settimana: così fino al matrimonio.
I bambini iniziano la scuola a partire dai sei anni. Studiano inglese e arabo, ma soprattutto la dottrina del Califfato che comprende la corretta interpretazione, tecnica e pratica della jihad.

La vita per i bambini nelle zone controllate dallo Stato Islamico è associata a morte e distruzione sottolinea il rapporto che definisce le loro esperienze quotidiane “dure e traumatiche”. I territori occupati vengono continuamente sottoposti a bombardamenti da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti e i bambini assistono costantemente a scene traumatizzanti, rischiando di perdere sotto gli occhi la loro famiglia o di rimanere uccisi.

In Libano, ai confini con la Siria, si trova il primo campo che accoglie i rifugiati Siriani. Gente scappata da un conflitto che in cinque anni ha procurato 250 mila morti. Famiglie che vivono in condizioni di assoluta povertà per risparmiare ai loro figli gli orrori di una guerra.

Dall’Occidente si continua a partire e a consegnare figli ad una guerra che non si può conoscere e tantomeno comprendere.
Ad una guerra che solo nella giornata di oggi avrebbe spazzato via trecento vite e fatto prigioniere quattrocento persone.

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