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26 giugno 2017

SALE LA PERCEZIONE DELL’ITALIA COME CORROTTA. E LE DONNE? PER BANKITALIA LO SONO MENO

04 luglio 2015

Di Romina Rosolia – In queste ore il presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha parlato appunto della corruzione come un “male endemico italiano”.

Una questione sociologica, insomma. O meglio ancora “un tumore sociale” come lo ha descritto lui stesso nella relazione presentata in Parlamento.

La corruzione riguarda in particolar modo il pubblico ufficiale, ovvero il rappresentante dello Stato (dipendente pubblico, componente delle istituzioni, della pubblica sicurezza) che si lascia corrompere da un privato che gli offre danaro o altri benefici in cambio di favori. Oppure è lui stesso a farlo, approfittando della sua posizione (in questo caso si tratta di concussione) con l’uso possibile della minaccia.

Non ci sono buone notizie per l’Italia su tale fronte. Per l’Ocse – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Organizzazione internazionale di studi economici, in un recente studio svolto a marzo di quest’anno – l’Ocse “Curbing corruption” (“Mettere un freno alla corruzione” – rileva che la percezione della corruzione delle istituzioni governative in Italia sfiora il 90%.

L’Italia è seguita da Portogallo e Grecia. La percezione più bassa è in Svezia ed è inferiore al 15%. La media dei Paesi Ocse si colloca sotto il 60%.

Un altro interessante studio sul tema “corruzione”, anche se meno recente, del 2012, lo ha svolto Bankitalia secondo cui le donne sono meno corruttibili. Dalla sintesi di tale lavoro emerge che se vi fossero più donne in politica o nelle posizioni strategiche di potere, la corruzione sarebbe a livelli molto più inferiori.

Ma perché vi è corruzione e cosa fare? Uno dei più titolati a rispondere al quesito è l’americano Robert Klitgaard, tra i maggiori esperti di corruzione, praticamente un’istituzione al riguardo. Ha visitato più di trenta Paesi in Africa, Asia e America Latina per studiarne i problemi e trovare soluzioni. Oggi insegna alla Claremont Graduate University della California e sostiene che: “La corruzione non è un problema morale. La corruzione è un reato basato sul calcolo, non sulla passione. Le persone tendono a corrompere o a essere corrotte quando i rischi sono bassi, le multe e punizioni minime, e le ricompense grandi”.

 

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