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26 giugno 2017

SANITA’: UN ITALIANO SU TRE RINUNCIA ALLE CURE PER MOTIVI ECONOMICI

23 febbraio 2016

Di Elena Capra – La denuncia e l’allarme arriva dal rapporto stilato dall’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, curato da Cittadinanzattiva e dal Tribunale per i diritti del malato, un italiano su tre rinuncia principalmente per motivi economici a curarsi, ed un cittadino su 4, fra i circa 26mila che si sono rivolti al Tribunale nello scorso anno ha lamentato la difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%).

Al sud si riscontra la maggior quota di rinunce (11,2%); al centro è il 7,4% dei residenti a non curarsi ed al Nord il 4,1%.

Sempre in meridione, e specificatamente in Puglia e Campania, i cittadini ricorrono più di frequente ai privati per aggirare il problema dei tempi troppo lunghi nel pubblico. Anche sui ticket si registrano notevoli difformità regionali: sulle stesse 16 prestazioni i ticket più bassi nel pubblico si registrano prevalentemente nel Nord Est, quelli più elevati nel Sud. Drammatici i dati che ci consegna il Rapporto 2015 sull’accesso a cure e prestazioni di vario genere, ma anche sulla prevenzione che ”si fa a macchia di leopardo, con un Sud che arranca e regioni come Lazio e Veneto che fanno passi indietro rispetto al passato”.

Anche per l’accesso ai farmaci innovativi, soprattutto per i tumori e l’epatite C l’applicazione è diversa tra regione e regione, in quelle in cui il cittadino paga di più, per effetto dell’aumento della spesa privata per le prestazioni e della tassazione, i livelli essenziali sono meno garantiti che altrove.

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, il 7% degli italiani rinuncia a visite mediche a causa dei prezzi delle prestazioni, della lunghezza delle liste d’attesa o della distanza del presidio medico mentre non supera il 40% chi fa regolari visite dal dentista.

Roberto Tascini, presidente dell’Adoc, lancia l’allarme “la quota di chi non si sottoporrà a esami potrebbe salire fino al 10% con la conseguenza di un aggravio dei rischi per la salute per tutti coloro impossibilitati a permettersi determinate visite. Riteniamo che, a oggi, manchino anche polizze malattia e coperture assicurative in grado di coprire adeguatamente le spese mediche sostenute. È pertanto fondamentale individuare soluzioni che permettano alle famiglie di risparmiare e al tempo stesso di ricevere servizi di qualità assicurata”.

Tonino Aceti coordinatore nazionale del Tdm di Cittadinanzattiva – per la salute dei cittadini e la riduzione delle diseguaglianze rncara la dose: ”E’ ora di passare dai piani di rientro dal debito ai piani di rientro nei Livelli Essenziali di Assistenza, cruciali. Per andare dietro alla sola tenuta dei conti, oggi alcune regioni in piano di rientro hanno un’offerta dei servizi persino al di sotto degli standard fissati al livello nazionale, ma con livelli di Irpef altissimi e ingiustificabili dai servizi resi”.

Il rischio di pagare a prezzo pieno 203 esami rischia quindi di far impennare il numero degli italiani che non si faranno visitare per il costo elevato delle prestazioni sanitarie.

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