• Think News | rss
  • Think News | contatti
  • Think News | Flickr
  • Think News | YouTube
  • Think News | Twitter
  • Think News | Facebook
25 giugno 2017

STOP AL BUSINESS DEI PROFUGHI

29 maggio 2015

Di Sofia Peppi – «No al business dei profughi». È lo striscione apparso qualche giorno fa in Campidoglio dai residenti di La storta, periferia nord di Roma. Spaventati, anzi forse di più: arrabbiati per quei circa 100 nuovi arrivi in una ex scuola accanto in via Casali di San Nicola.

A Tor Sapienza, invece, nota alle cronache per le risse da banlieues parigini contro il centro di accoglienza in via Morandi, si murano le finestre per evitare occupazioni. E a Ponte di Nona, dietro gli striscioni del Caop, scendono in strada 62 comitati e associazioni: ufficialmente per chiudere i campi nomadi che ci costano 24 milioni di euro l’anno. Eppure, il fenomeno pare non arrestarsi.

A snocciolare gli ultimi dati di questo disastro umanitario ci ha pensato recentemente il Prefetto Angelo Trovato, presidente della Commissione Nazionale per il diritto di asilo, nel corso dell’audizione tenutasi la scorsa settimana presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione dei migranti e richiedenti asilo.

«Nel 2015- puntualizza il prefetto – fino all’8 maggio, abbiamo già 22.118 richieste di asilo più le persone che sono già in accoglienza. Le richieste di asilo sono 63.456 nel 2014, con un più 138% rispetto alle 26.620 richieste del 2013». «Per dare l’idea del fenomeno con il quale ci stiamo confrontando, ad oggi – continua Trovato – il dato delle richieste fino ad ora pervenute nel 2015 è quasi uguale a quello totale di tutto il 2013» quando le richieste esaminate ammontavano già a 23.634.

Nel 2014 siamo riusciti ad avere una crescita della capacità di risposta del 53%, ma il numero delle richieste non ancora esaminare dal 2013, di oltre 30mila, è altissimo. Quindi, ricapitolando, dall’inizio del 2015 lo status di rifugiato è stato riconosciuto a 1.001 persone, il 6% delle richieste, mentre nel 2014 sono state 3.641, il 10% del totale. Il non riconoscimento è passato dal 36% al 47% nel 2015. La crescita si giustifica perché sono variati i flussi dei richiedenti asilo: per cui, se aumentano i flussi da aree in cui non ci sono situazioni di crisi, per esempio Senegal, Gambia o la parte inferiore del Mali, la risposta del sistema è diversa.

E poi ci sono le pratiche pendenti. Il 65% dei richiedenti che si sono visti negare l’asilo nel 2014 ha presentato ricorso e «ad oggi, ce ne sono 7.256 pendenti. In media, il riconoscimento giudiziario dei ricorsi è in genere attorno al 73% dei casi. ».

Ma forse i numeri più impressionanti riguardano il capitolo dei minorenni. «Sono state 1.177 le richieste di asilo presentate da gennaio a maggio del 2015 da parte dei minori non accompagnati: ne abbiamo esaminate 1.092 e ne restano 2.087 da esaminare, dagli anni precedenti». Nell’esame di queste domande, «siamo in difficoltà a causa dei ritardi circa la nomina dei tutori», ha aggiunto Trovato spiegando che la situazione è complicata dal fatto che laddove «i tribunali forzano la mano e nominano un tutore» è possibile procedere all’esame, mentre «quando si passa al collegiale, con i tempi della giustizia civile», l’attesa aumenta di molto.

Problematico, continua il prefetto, anche l’affidamento dei minori ai sindaci che, vedendosi nominati tutori anche di centinaia di minori, «l’unica cosa che riescono a fare, è affidarli ai servizi sociali»; Oppure, « peggio che peggio – continua il Prefetto – stiamo avendo alcuni casi in cui come tutori sono nominati i soggetti gestori dei centri d’accoglienza. Anche qui sicuramente possono esserci dei conflitti. Su questo punto, però, l’autorità giudiziaria è sovrana. Noi non possiamo che registrare il fenomeno. ».

E qui, entra in gioco la gestione tutta italiana del fenomeno, che com’è stato più volte denunciata dai media, permette che vengano approvati progetti “spreconi” per accogliere chi chiede asilo. Il Comune di Acireale, per esempio, per l’accoglienza di dieci minori non accompagnati si è visto approvare dallo SPRAR un progetto del valore di un milione di euro ( poco più di 328mila euro l’anno): oltre 60 euro al giorno per minore.

A Catania, invece, per l’accoglienza di 80 richiedenti asilo è stato previsto un costo complessivo di 3 milioni e 800mila: circa 130 euro al giorno, tutti sborsati dal Viminale.
Andiamo avanti e parliamo dei tempi medi di esame. Quali sono i tempi medi di esame ? Ovviamente, i tempi medi di esame risentono di questo aumento del numero delle richieste. «Noi abbiamo fatto un’analisi dei tempi medi di esame e abbiamo preso in considerazione un periodo molto ampio, proprio per fornire un dato statisticamente valido. Abbiamo preso in esame il tempo medio dal 1° gennaio 2012 al 31 marzo 2015 ed è di 215 giorni. Tutto sommato, il tempo medio è un tempo molto più basso rispetto a quello di altri Paesi europei. Si tratta di 215 giorni, ma si parla di tempo medio.

Ciò significa che vi sono delle variazioni in relazione ai carichi di lavoro delle singole commissioni e alla presenza sul territorio dei richiedenti asilo. In alcune aree i tempi, quindi, sono più brevi e in altre più lunghi. »

Una cosa invece è certa. Ogni anno, secondo le statistiche ufficiali, arrivano in Italia circa 7.000 minori stranieri soli, lontani dalla famiglia e senza adulti di riferimento (il numero è certamente sottostimato, dal momento che considera solo i minori identificati, mentre esiste un numero rilevante di minori non identificati).

Nell’ambito delle migrazioni, essi rappresentano un gruppo particolarmente vulnerabile. I minori stranieri hanno alle spalle viaggi che talvolta sono durati anni, arrivano in Italia spesso dopo aver vissuto violenze di ogni tipo e con il problema di dover restituire il denaro che si sono fatti prestare per il viaggio. La materia attualmente è regolata in diversi provvedimenti (artt. 32 e 33, TU immigrazione; D.P.C.M. 535/1999; art. 19, D.Lgs. 25 del 2008; art. 28; D.Lgs. 251/2007 e direttiva Ministero dell’interno del 7 dicembre 2006) e, come già evidenziato nella risoluzione della Commissione bicamerale infanzia approvata il 21 aprile del 2009 in seguito allo svolgimento di una indagine conoscitiva, presenta alcuni nodi critici e alcune lacune.

A queste lacune, si è cercato di porre rimedio con la proposta di legge 1658 ( a firma trasversale Zampa, Carfagna, Dell’Osso, Antimo Cesaro, Gozi, Fratoianni e altri), per ora ferma in commissione I, sovrastata da riforme istituzionali ed elettorali. La proposta introduce alcune modifiche al Testo unico in materia di immigrazione, il D.Lgs. 286/1998, con l’obiettivo di stabilire una disciplina unitaria organica sui minori stranieri non accompagnati, che al contempo rafforzi gli strumenti di tutela garantiti dall’ordinamento e cerchi di assicurare maggiore omogeneità nell’applicazione delle disposizioni in tutto il territorio nazionale.

Ma il vero nodo è un altro. È il nodo di respiro internazionale. È lo stesso Trovato che ne accenna nel corso dell’audizione, facendo riferimento all’indagine Eurostat del 12 maggio c.a. che ha messo in rapporto – con un lavoro statistico molto sofisticato – il pacchetto dei richiedenti asilo dalla quale è venuto fuori un dato estremamente interessante.

Le nazionalità a cui è stato garantito un livello di protezione più alto sono proprio quelle dei Paesi in cui vi sono situazioni di crisi: Pakistan 11,7 per cento, Afghanistan 11,6 per cento, Nigeria, per le aree del nord, 10,4 per cento. « Con riferimento alle situazioni di crisi di questi Paesi – prosegue Trovato – io non avrei mai immaginato, prima di assumere questo incarico, che potessero esserci tante forme di violenza diffusa, generalizzata o tragica ».

L’Italia è un Paese che sa reagire, trovare generosità e che non rinuncia a un orizzonte di umanizzazione ma all’intera Europa spettano maggiori responsabilità e l’onere di investimenti che non possono essere lasciati solo sulle spalle italiane.

Perché esiste una coscienza, che non può rimanere indifferente innanzi a quelle immagini di bimbi nella profondità del Mediterraneo, e che rimetta al centro – nell’incontro tra differenti culture, religioni, appartenenze – il valore unico della persona tanto più se indifesa, sola e perseguitata. Fate presto: stiamo parlando di minori.

Ti potrebbe interessare anche

Powered byOnlyYouAdvertising