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25 giugno 2017

STOP ALLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI, UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’ DA NON SOTTOVALUTARE

06 febbraio 2015

Di Mara Carfagna – Il 6 febbraio si celebra in Italia, come nel resto del mondo, la Giornata Mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, pratiche culturali tradizionali a cui sono sottoposte, in genere, bambine o ragazze giovanissime, al di sotto dei 15 anni.

Un crimine tra i più odiosi e traumatizzanti che lascia segni indelebili nel fisico e nella psiche di chi è costretto a subirlo.
Un crimine che, purtroppo, riguarda anche il nostro paese se si tiene conto di quanto sia cresciuta la popolazione immigrata dai paesi africani che praticano la Mgf. Non possiamo guardare con distacco le sofferenze di queste donne solo perché ci sembrano distanti da noi. La realtà è che non lo sono. Anche in Italia sono tante, troppe, le vittime di questa pratica: si tratta di donne che incrociamo per strada; sono nostre vicine di casa; sono compagne di banco dei nostri figli.

E’ una battaglia di civiltà che non deve assolutamente essere sottovalutata. Non ci possono più essere alibi: è una questione di respiro internazionale, di fronte alla quale la politica mondiale si è mossa e interrogata.

L’Italia, che pure ha fatto molto nelle precedenti legislature, non può essere da meno, non deve. Eppure, oggi, la nostra politica ha fatto, ancora una volta, un passo indietro enorme in un campo nel quale avevamo dimostrato di poter fare la differenza: la commissione che avevamo costituito non si è più riunita, a parte un convegno nel 2012; tutto il lavoro pregresso, specie in ambito internazionale, come promotori della risoluzione ONU contro le Mgf, purtroppo, è andato perduto.

Ancora una volta, quello che è mancato e che manca è un interlocutore istituzionale, una figura di riferimento, che abbiamo a più riprese chiesto e che oggi, torniamo a invocare, a pretendere. Non si può più rimandare: il Governo nomini un Ministro delle Pari Opportunità che abbia il compito di coordinare campagne di sensibilizzazione e di promuovere progetti di contrasto, come è già successo in passato, con risultati importanti – sul fronte specifico delle Mgf, ma, allo stesso modo, anche su tanti altri fronti ugualmente delicati e pervasivi, che interessano il nostro paese e la comunità internazionale.

Se l’Italia vuole riconquistare credibilità, autorevolezza e un posto che le spetta di diritto nella politica mondiale, non si può tirare indietro di fronte a queste fondamentali battaglie di civiltà. Battaglie che interessano tutti, perché non c’è in campo solo il corpo della donna, ma anche la dignità degli esseri umani.

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