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25 giugno 2017

“THE INTERVIEW”, QUANDO LA SATIRA DIVENTA UN AFFARE INTERNAZIONALE

20 dicembre 2014

Di Monica Gasbarri – Se non ci fossero in ballo questioni di sicurezza nazionale, dichiarazioni ufficiali dell’FBI e milioni di dollari di danni (virtuali e materiali) si potrebbe quasi pensare ad una grandiosa operazione di marketing architettata dalla Sony.

D’altra parte, il film (stiamo parlando di The Interview, ovviamente) ben si presterebbe a questo tipo di “guerrilla marketing”. E, invece, strano a dirsi, quello che era nato come un semplice caso mediatico all’incirca una settimana fa, è diventato ormai, a tutti gli effetti, un caso diplomatico tanto serio che persino il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha pensato di dedicargli ampio spazio nel corso del suo discorso di fine anno (per altro in un momento tanto delicato della sua carriera presidenziale, all’indomani di una controversa apertura nei confronti di Cuba, e in vista di un biennio di fuoco nei rapporti con il Congresso ormai a maggioranza Repubblicana), ed ergendosi a difesa della fondamentale e inviolabile libertà di espressione creativa contro qualsivoglia forma di censura.

Ma cosa è successo di tanto grave da meritare una simile attenzione persino da parte della più alta carica degli Stati Uniti e di almeno una delle agenzie governative di spicco? E’ presto detto: la coppia cinematografica composta da Seth Rogen e James Franco ha pensato bene di preparare un film in cui si inscena l’uccisione del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un. Nella pellicola, i due poliedrici attori interpretano un paio di giornalisti mandati dalla Cia a Pyongyang in missione segreta. L’uscita della pellicola era prevista per Natale 2014 e tutto era pronto, con tanto di battage pubblicitario sponsorizzato e promosso dalla Sony, grande major cinematografica statunitense che aveva siglato la produzione.

Qualcosa comincia a incrinarsi, però, circa una decina di giorni fa, quando un massiccio attacco hacker mette in ginocchio proprio la casa di produzione diffondendo in rete film di prossima pubblicazione e piccoli (ma neanche troppo) segreti aziendali tra cui conversazioni private tra big del gruppo che si prodigavano in esternazioni poco piacevoli su alcuni dei più illustri divi di Hollywood del momento.

Sul terreno, oltre alla devastazione di un simile cyberattacco, rimangono le minacce in stile 11 settembre, e il chiaro riferimento a ciò che ha mosso la “rivolta” contro la Sony: il film “The Interview” non è stato gradito. I sospetti si concentrano tutti subito sulla Nord Corea, fino a che è proprio l’Fbi a confermare che ci sarebbero concreti elementi per ricondurre l’attacco informatico al regime di Kim Jon-Un.

A prove raccolte, il presidente Obama punta ufficialmente il dito contro il dittatore: gli Stati Uniti non gli permetteranno di imporre quella che, di fatto, è una censura bella e buona.  “Risponderemo, nelle modalita’ e nei tempi che decideremo” ha affermato il Commander in Chief. Non e’ accettabile che ci sia “un dittatore da qualche parte che inizia a imporre la censura qui, negli Usa”.

Se c’è qualcosa che gli americani non tollerano è proprio il tentativo di infrangere il primo emendamento della Costituzione, quello relativo alla libertà di espressione, ed è già al vaglio una adeguata rappresaglia.

Quello che non è andato giù a Obama (e a buona parte del popolo dei social media) è il fatto che, nel frattempo, Sony abbia ceduto e bloccato l’uscita nelle sale del film, facendo il gioco degli hacker che hanno persino alzato la posta chiedendo che la pellicola non venga mai distribuita in alcun modo.

Di certo visto che la Corea del Nord di fatto è già un paese molto isolato, anche politicamente, è difficile immaginare quale possa essere in concreto la risposta statunitense.

L’ultima tappa di questa clamorosa esclation vede gli Stati Uniti sul punto di reinserire la Corea del Nord nella lista dei terroristi. Il Governo, rivela il Wall Street Journal, starebbe valutando questa ipotesi, e di certo le parole di Obama non hanno lasciato a intendere la possibilità o l’intenzione di fare sconti.

In attesa di scoprire che risvolto avranno simili vicende sugli scenari di politica internazionale, gli attori non parlano. L’opinione dell’amministratore delegato di Sony Pictures, Michael Lynton, è però chiara: “Non avevamo alternative”. Alla cancellazione, ovviamente.

Non mancano poi gli scettici: possibile che il regime di Kim Jong Un si sia infilato in una simile guerra mediatica? Ne avrebbe i mezzi? E questa fantomatica unità speciale composta solo da hacker, allestita in gran segreto dall’esercito nordcoreano esiste davvero?

Nonostante le parole dell’Fbi c’è chi è più propenso a credere che sia tutta opera di un gruppo di hacker attivisti che ha sferrato l’attacco a Sony per motivi ben diversi da quelli politici e che abbia cercato di cavalcare la vicenda The Interview, sfruttandone il clamore mediatico, e riconducendo l’operazione alla Nord Corea.

Di tutta questa contorta storia, una sola cosa è certa: James Franco e Seth Rogen sono entrati nella leggenda. E il loro film anche (soprattutto se davvero nessuno riuscirà mai a vederlo).

 

 

 

 

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