• Think News | rss
  • Think News | contatti
  • Think News | Flickr
  • Think News | YouTube
  • Think News | Twitter
  • Think News | Facebook
23 giugno 2017

UNIONI CIVILI, UNA NUOVA SFIDA

23 marzo 2015

Di Mara Carfagna – Lunedì 23 Marzo a Roma, nel corso del primo seminario del dipartimento Diritti civili di Forza Italia, “Unioni civili, una nuova primavera dei diritti”, affronteremo la controversa questione di come regolamentare i diritti e i doveri delle unioni omoaffettive.

È un tema di cui mi occupo dal 2008, quando sono stata nominata Ministro delle Pari Opportunità e per prima, da donna di destra, ho aperto le porte del dicastero all’associazionismo gay e LGBT, e al tema della lotta all’omofobia, con iniziative di comunicazione e sensibilizzazione nelle scuole, sui media e nei luoghi di lavoro. Con un unico obiettivo: contrastare pregiudizi e combattere discriminazioni.

Tutto questo è in contrasto con la tutela della famiglia naturale fondata sul matrimonio? Personalmente, non credo. Come donna di destra, credo invece che sia compito della politica dare forma ai cambiamenti della società stabilendo le regole e il perimetro di un sistema condiviso di diritti e doveri. Come donna di destra ritengo che la famiglia fondata sul matrimonio vada difesa e sostenuta, ma ritengo che chi usa questa argomentazione come alibi per non affrontare il tema delle coppie gay, lo fa strumentalmente o in mala fede. Veramente si crede che riconoscere diritti a chi non ne ha, e farlo all’interno di un perimetro ben definito che non preveda equiparazione tra coppie gay e matrimonio omosessuale, significhi compromettere la solidità e la centralità della famiglia? Sul serio si pensa che non regolare una realtà già così ampiamente diffusa sia un modo per difendere la famiglia?

La famiglia va sostenuta fiscalmente, economicamente, per esempio aiutando le donne e le mamme che lavorano e che spesso non fanno figli perché non hanno un welfare adeguato. La famiglia si aiuta offrendo opportunità ai giovani affinché abbiano la possibilità di immaginare un futuro, in cui anche loro un giorno potranno diventare madri e padri.

Ma pensare che regolamentare ciò che già esiste, significhi produrre un attacco alla famiglia è un modo un po’ superficiale per affrontare la questione con le lenti dell’ideologia e del pregiudizio.
Dire, sostenere, io sono di destra, quindi sono a favore della famiglia e contro le unioni gay è come arrendersi ad essere fermi al medioevo della politica. E noi non vogliamo arrenderci, vogliamo accettare la sfida della modernità, ma senza cedimenti e rispettando i nostri valori,quelli di un centrodestra moderno, liberale ed europeo.

Riguardo alle coppie omoaffettive l’Italia ha finora fallito. Abbiamo davanti una realtà, ancorché minoritaria – l’esistenza di unioni stabili tra persone dello stesso sesso – ma a differenza di tutto il resto d’Europa l’abbiamo ignorata. Abbiamo fatto finta che non esistesse. Abbiamo lasciato questa realtà nel vuoto legislativo, che è la peggiore delle condizioni proprio perché alimenta equivoci, abusi, distorsioni e problemi ai singoli e alle Istituzioni.

Non credo che le regole per la convivenza civile dei cittadini italiani le debbano scrivere i giudici della Corte Costituzionale o tantomeno l’Unione europea. Non credo debbano scriverle i Sindaci o i Prefetti. Sarebbe una resa non solo della politica ma dell’intero sistema Paese: l’Italia, culla del diritto, commissariata da poteri esterni o strapazzata da diatribe locali perché manca il coraggio di discutere e adottare una soluzione che non risponda agli estremismi ma al buon senso.

Infine, la questione delle unioni omoaffettive è stata rubricata dal nostro dibattito politico sotto la voce “diritti”, ma in realtà non è solo questo. Come diceva Oriana Fallaci “ogni diritto comporta un dovere”. Gli uomini e le donne che chiederanno il riconoscimento delle loro unioni si assumeranno responsabilità nuove e codificate, e questa è una cosa socialmente importante, che non corrisponde solo a un interesse privato dei singoli ma anche a un più generale interesse pubblico di serenità e stabilità sociale e di mutuo aiuto. Abbiamo dato al nostro convegno il titolo “Unioni civili, una nuova primavera dei diritti”. Vedremo se riusciremo a scuotere una politica da troppo tempo in letargo.

Non dobbiamo fare grandi rivoluzioni, oppure pensare ad una carta dei diritti 2.0, basta guardare alla nostra Costituzione, che negli articoli 2 e 3, promuove i diritti inviolabili e l’eguaglianza dei cittadini sia come singoli sia nelle formazioni sociali che consentono lo sviluppo della propria personalità e stabilisce che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, opinioni o altre condizioni personali e sociali. Senza dimenticare la richiesta di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Dunque una nuova primavera dei diritti, non dimenticando i capisaldi della nostra società civile.

Fonte: Huffingtonpost

Ti potrebbe interessare anche

Powered byOnlyYouAdvertising