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26 giugno 2017

#UNSEXYLAWS, EQUALITY NOW E LA CAMPAGNA CONTRO LE LEGGI CHE DISCRIMINANO LE DONNE

27 febbraio 2015

Di Helene Pacitto – In Russia, le donne non sono autorizzate a guidare mezzi pesanti; in Arabia Saudita non possono guidare affatto. La testimonianza di una donna in Pakistan, in un processo conta meno di quella di un uomo; in Nigeria sono permesse le violenze domestiche; nelle Bahamas un marito è autorizzato a violentare la propria moglie.

Queste sono solo alcune delle discriminazioni contro le quali le donne di tutto il mondo sono costrette a combattere ogni giorno.

La questione di recente ha raggiunto persino il palco degli Oscar, quando Patricia Arquette, nel ritirare la statuetta come miglior attrice non protagonista ha invocato parità di diritti per tutte le donne negli Stati Uniti.

E se certo gli Stati Uniti non sono il primo paese che ci viene in mente quando si parla di diritti negati alle donne, un’analisi attenta ci permette di scoprire che nel mondo intero sono milioni a soffrire ancora a causa di leggi discriminatorie e almeno 44 i governi ai quali il gruppo di attivisti di Equality Now ha chiesto di cambiare rotta in fatto di tutela della popolazione femminile.

L’Occidente non è al riparo: tra i paesi che compilano la “lista nera” di Equality Now, ad esempio, figura anche la Gran Bretagna, dove le donne non possono arruolarsi nel corpo della Royal Marines.

Per rendere ancora più efficace questa campagna di sensibilizzazione, hanno deciso di usare anche i social network per ripercorrere ed evidenziare le disuguaglianze che ancora esistono nel mondo e contro le quali molto poco si è fatto negli ultimi vent’anni. #UnSexyLaws è l’hashtag lanciato per l’occasione, per accompagnare la petizione globale con la quale di chiede l’abolizione di “ogni legge basata sul sesso”.

Spiega Jacqui Hunt, direttore di Equality Now a Londra, che “La giustizia è la pietra fondante dell’uguaglianza e senza di questa, le donne saranno sempre svantaggiate politicamente, economicamente e socialmente”. “I governi devono essere consapevoli che, senza garantire uguaglianza e opportunità per le donne, i paesi non faranno nessun significativo passo, in nessun livello”.

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