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26 giugno 2017

USA: LA RIFORMA DI OBAMA CHE VIETA L’ISOLAMENTO NELLE CARCERI FEDERALI

26 gennaio 2016

Di Rossana Spartà – Terza stella a destra … chissà se Kalief l’ha mai ascoltata questa canzone, L’isola che non c’è, una tra le più belle di Edoardo Bennato. Kalief Browder è uno dei tanti adolescenti del Bronx quando nel 2010, a soli sedici anni, viene accusato per il furto di uno zaino e accompagnato a Rikers Island, dove trascorre quasi due anni in isolamento in attesa di essere processato. All’Isola inizia il suo inferno: Kalief diventa oggetto di violenze inaudite da parte di detenuti e guardie.

Il processo non avviene mai e nel 2013 viene rilasciato. Completa un semestre al Bronx Community College con ottimi risultati, ma i mostri di Rikers Island sono ancora nella sua mente e continuano a violentargli l’anima.
Kalief si arrende un sabato, quando a soli ventidue anni, decide di mettere la parola fine ai suoi incubi, alla sua vita.

Rikers Island viene acquistata dal comune di New York nel 1884. Inizialmente destinata a discarica e in seguito ampliata, oggi è la sede principale del Dipartimento di funzionamento, con dieci prigioni diverse in grado di ospitare fino a 17 mila detenuti. Rikers Island è l’isola che non c’è.

Con un editoriale pubblicato Lunedì sul The Washington Post, il presidente Obama annuncia il divieto di isolamento per i giovani detenuti nelle carceri federali.

L’isolamento, regime che negli Istituti di Pena degli Stati Uniti inizia ad acquisire popolarità nei primi anni del 1800, viene tuttora applicato e nonostante oggi siano cambiate le motivazioni che portano a ricorrere al suo utilizzo, ancora moltissimi sono i Kalief che continuano a subirlo.

E’ stato accertato che l’utilizzo di questo regime restrittivo è causa di conseguenze devastanti e durature per la psiche: frequenti i fenomeni come depressione, alienazione, chiusura, ridotta capacità di interagire con gli altri e predisposizione a comportamenti aggressivi. Nel caso di malati mentali o in detenuti molto giovani il periodo di isolamento coincide con un peggioramento delle condizioni psicofisiche che li rende più vulnerabili al suicidio.

Gli Stati Uniti vantano di essere la nazione della seconda chance senza comprendere che offrire la seconda possibilità a chi ha vissuto situazioni di detenzione psicologicamente destabilizzanti, è un atto di clemenza che spesso si rivela inutile. I detenuti, sottoposti a regimi di restrizione come l’isolamento, quando escono dal carcere sono indeboliti fisicamente e psicologicamente e il reinserimento nella famiglia, nel mondo del lavoro, nella società si rivela uno scoglio talvolta insuperabile.

Per il Presidente degli Stati Uniti riaffidare alla società, dopo il periodo di detenzione, persone “integre” porterebbe ancora più successo alla lotta contro il crimine. Mr Obama ha capito che “l’isolamento è un affronto allo spirito di umanità, comune agli americani”.

La riforma arriva a sei mesi dal rapporto del Procuratore Generale Loretta E. Lynch e del Dipartimento di Giustizia, cui Obama ha affidato il compito di analizzare un nuovo metodo di applicazione del regime di isolamento nelle prigioni degli Stati Uniti, secondo i principi del buon senso che dovrebbero guidarne l’utilizzo limitatamente nei casi in cui siano a rischio l’incolumità fisica degli altri detenuti e del personale addetto.

Punti cardine della riforma del sistema carcerario federale, il divieto di isolamento per i giovani e nei casi di infrazioni minori, nonché l’ampliamento dei trattamenti per i malati mentali e la riduzione a sessanta giorni di isolamento per il primo reato contro l’attuale di 365.
La riforma interesserà circa 10 mila prigionieri federali detenuti in isolamento ed è auspicabile riesca a diventare modello per tutti gli altri istituti di correzione statali e locali. Obama si è impegnato inoltre a dirigere personalmente tutte le agenzie federali competenti al fine di rivedere i principi di applicazione e il corretto uso del regime.

Di queste ore un’altra importante decisione da parte della Corte Costituzionale americana che riguarda i minori detenuti. La sentenza della Corte Suprema del 2012, che vieta in quanto anticostituzionale il carcere a vita per un minore, può essere applicata retroattivamente.

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