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26 giugno 2017

VINCENZO DE LUCA HA PERSO: A PICCO LA NAVE DELLO SCERIFFO

28 maggio 2015

Di Francesco Graffer – Mancano poco più di due giorni all’apertura delle urne, ed il clima politico si sta facendo di ora in ora sempre più incandescente. Liti su liti sono andate in scena su carta stampata, via facebook, via twitter, in video. Poco ci mancava anche per strada.

Con buona pace dei meridionalisti di Esposito, dei pentastellati della Ciarambino e dei comunisti di Vozza – che salvo scenari fantascientifici non otterranno risultati bastevoli a spostare gli equilibri in campo – preferiamo soffermarci sugli argomenti portati dai due reali pretendenti alla poltrona di governatore della Campania: Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca.

Il primo, presidente uscente, ha basato la sua campagna sui dati della sua gestione e sul programma per i prossimi cinque anni in caso venisse rieletto, ponendo l’accento sulla situazione disastrosa ereditata dalle passate amministrazioni.

Il secondo ha menato disordinati fendenti un po’ in ogni direzione, tentando e mai riuscendo a confondere le acque. A movimentare un confronto per grandi linee non troppo originale sono però sopraggiunti due aspetti. Vere e proprie bombe atomiche che hanno portato alla ribalta nazionale le elezioni regionali della Campania, con tanto di sfottò non troppo lusinghieri (usiamo un eufemismo) da parte di noti programmi di satira: gli ‘impresentabili’ e la legge Severino.

Sui primi e sulla seconda, tutti in danno del candidato di centro-sinistra, si sono scatenati politici e media nazionali. Tralasciando gli attacchi – scontati – dell’opposta fazione, De Luca si è trovato contro anche intellettuali di sinistra e generali del Pd, costringendo finanche il premier Matteo Renzi a prendere posizione col famoso appello “non votate gli impresentabili”. Senza entrare in ognuna di queste querelle – farne la cronistoria annoierebbe sia il lettore che noi – è uno il dato emerso negli ultimi giorni: De Luca perderà. Inutile argomentare oltre. Senza contare che è stato forse l’unico personaggio politico della storia italiana ad incassare una condanna bipartisan dalla stampa nazionale – cosa mai riuscita neanche a Silvio Berlusconi, e scusate se è poco – le ragioni di questa analisi sono fondamentalmente due, e la prima riguarda lo stesso De Luca.

Il suo seguito e l’entusiasmo attorno a lui sono andati costantemente ed inesorabilmente scemando. Tralasciando il mai digerito mercimonio politico che ha attuato nelle sue liste – da De Mita ai ‘cosentiniani’, dai fascisti agli omofobi – ad ogni suo attacco a Caldoro, l’esponente di centro-destra ha replicato dati ufficiali alla mano. Per contro De Luca ha mostrato una cronica allergia alle risposte: a domande ‘scomode’ ha sempre replicato o con volgarità da bettola o più semplicemente girando le spalle e andandosene.

Un atteggiamento che di solito non calamìta le preferenze dell’elettorato. Ed i campani non fanno eccezione. Il secondo è squisitamente politico. E parte da Renzi. Il premier – mai eletto e quindi particolarmente sensibile al consenso – ha approcciato le regionali con un profetico “vinciamo noi”. Col passare dei giorni è stato però costretto a prendere atto del calo del suo seguito, fino ad affermare che anche perdendo qualche Regione non finirà il mondo. Ed è stato proprio il primo ministro a sancire la sconfitta di De Luca.

E’ dovuto scendere a patti con gli ‘impresentabili’, è dovuto venire in Campania a ‘mettere la mano sulla spalla’ del sindaco sceriffo ben consapevole che questo incoerente cambio di rotta gli costa e gli costerà punti percentuali a livello nazionale.

Ha giocato un’ultima, disperata carta nel tentativo di salvare il salvabile. Ora De Luca – come un pugile suonato – ha moltiplicato gli sforzi, sferrando confusi attacchi un po’ contro tutto e tutti. E’ arrivato anche a formulare cervellotiche quanto strampalate tesi giuridiche sull’interpretazione della legge che ne sancisce l’ineleggibilità. E’ evidente: anche lui si è reso conto di aver perso.

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